Brio, Juventus: “Platini, Del Piero e Baggio? Il più forte è stato Michel”
Sergio Brio, storico ex difensore della Juventus e bandiera bianconera, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport nella quale ha parlato del momento attuale che vive il club bianconero, della sua carriera e ha stilato una personale classifica di tre grandi numeri 10 della storia juventina. Ecco le sue parole.
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Le parole di Brio sulla Juventus
“Serve pazienza .A volte i tifosi non ce l’hanno perché sono abituati bene. Ma il progetto c’è e si deve
insistere. C’era la necessità di abbattere il costo degli stipendi, qualche difficoltà è naturale. E’ solo questione di tempo: la Juve tornerà a vincere e l’attuale dirigenza sta facendo un gran lavoro per ridurre
l’attesa”.
Sui tre numeri 10: Platinì, Del Piero e Baggio
“Tutti e tre sul piedistallo. Se proprio devo scegliere: Michel, Alessandro, Roberto”.
Sulla difesa Gentile-Brio-Scirea o Barzagli-Bonucci-Chiellini?
“Non si possono paragonare epoche diverse. Due belle difese, però eh…E Chiellini è stato il mio erede.
Prima di lui ho molto apprezzato Kohler e Ferrara”.
Sul primo rigore tirato a Tokyo nella finale di Intercontinentale contro il Boca
“In allenamento segnavo spesso. Sapevo che, nel caso, sarei stato il primo. La partita era stata durissima. Prima di incamminarmi verso il dischetto incrocio Trapattoni. “Come stai, Sergio?”. “Sono stanco mister”. “Ma come sei stanco? Tu sei il miglior rigorista della Juve. Di solito tira Michel perché ci tiene e perché i tifosi se lo aspettano, ma io farei battere sempre te. E se adesso incroci di forza, segni sicuro”. Grande Trap, mi tranquillizzò. Feci gol e vincemmo. Avevo un grande rapporto con lui. Quando andò all’Inter, un giorno mi chiamò: “Vengo a cena da te”. Si presentò e mi disse: “L’anno prossimo sposto Ferri a destra, Mandorlini a sinistra e tu stopper”. Ma gli dissi no: ero troppo legato alla Juve e a Boniperti che mi aveva aspettato quando mi ero fatto male seriamente nel 1980. All’Inter mi avrebbero dato il doppio. Anni dopo diventai vice di Trapattoni alla Juve e vincemmo la Coppa Uefa nel 1993”.
Se da giocatore era duro o cattivo
“Certamente duro, cattivo il giusto, leale sempre. Ero molto forte fisicamente e questo mi aiutava. Il
centravanti deve avere un po’ di paura dello stopper, fa parte del gioco. Il mio amico Di Gennaro mi ha
raccontato che Elkjaer non dormiva la notte prima di affrontare me. E il danese mica era uno piccolo”.
