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Udinese, i Pozzo vicini all’addio: operazione da 150 milioni di euro e nuova proprietà americana

Se venisse confermata dai fatti, si tratterebbe di una svolta epocale. L’Udinese, dopo 39 anni di gestione della famiglia Pozzo, passerebbe la mano a un fondo di gestione americano. L’operazione complessiva, da quanto si apprende, ammonterebbe a 150 milioni di euro per un progetto ambizioso che potrebbe portare nuova linfa economica e gestionale al club bianconero.

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La famiglia Pozzo lascia l’Udinese: nuova proprietà americana, operazione da 150 milioni

La trattativa che riguarderebbe l’Udinese parrebbe ispirarsi al modella della partnership tra la famiglia Percassi e il fondo americano Bain Capital, che ha preso parte al capitale dell’Atalanta senza stravolgere l’assetto gestionale. Anche in questo caso, i Pozzo potrebbero continuare a mantenere una quota importante all’interno della società e influire notevolmente nella gestione tecnica e sportiva. Il patron Giampaolo Pozzo spinge per questa opzione, e lo fa per due ragioni.

La prima è che in questo modo l’Udinese conserverebbe identità e profilo gestionale, capacità decisionale e integrità sportiva. La seconda, altrettanto importante, è che così facendo il ventaglio delle risorse economiche si amplierebbe, risorse sempre più indispensabili e necessarie se si vuole rimanere competitivi nel calcio attuale. Tutto è ancora da definire e ufficializzare, nulla è stato messo nero su bianco, ma gli indizi porterebbero tutti verso un’unica direzione.

I 39 anni di gestione della famiglia Pozzo

I Pozzo sono proprietari dell’Udinese dal lontano 1986, ben 39 anni. Il prossimo anno, nel 2026, si festeggerebbe il quarantennale di gestione della famiglia. Nel corso di tutte queste stagioni il club bianconero ha raccolto traguardi importantissimi se parametrati a una realtà piccola come Udine.

Ben 29 stagioni consecutive in Serie A, una qualificazione in Champions League nel 2005 e diverse partecipazioni nelle coppe europee. Ciliegina su una torta già grande, è stato lo stadio di proprietà costruito ormai già 9 anni fa, nel 2016. Impianto moderno, funzionale, capace di interpretare al meglio la svolta che il calcio attuale ha intrapreso.

Anche questo rappresenta un asset importante per un fondo di investimento intenzionato a entrare, o prelevare, una società. A Udine si disputerà la finale di Supercoppa Europea, i riflettori saranno tutti sul capoluogo friulano, un evento internazionale che rafforzerà il brand del club. L’Udinese, insomma, è una società sana, con bilanci in ordine, infrastrutture di primo livello, un settore giovanile vivo, e un modello di scouting tra i più evoluti al mondo.

Quali saranno gli sviluppi dell’operazione?

Cosa ci sarà da aspettarsi, ancora non lo si sa. Le voci si rincorrono, le notizie anche, ma nero su bianco ancora viene ufficializzato niente. Bisognerà valutare quale sarà il perimetro dell’operazione, se questo fondo entrerà come socio di minoranza oppure come testa d’ariete per esercitare poi un diritto di prelazione futura.

Ciò che è certo è che l’ingresso di nuovi capitali in società rappresenta un’opportunità da non sottovalutare per rinnovare ambizioni e strategie, ma pone anche interrogativi sul futuro assetto societario.

I tifosi attendono, sperano con un po’ di paura ma anche euforia. Dopo 40 anni ci si abitua, ci si conforta di una consuetudine e cambiare non è facile. Se le prospettive saranno serie e le ambizioni reali, beh, bisognerà solo stendere un tappeto rosso e accogliere con gioia i nuovi soci.

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di Claudio Troilo

Udinese, i Pozzo vicini all’addio: operazione da 150 milioni di euro e nuova proprietà americana