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La rinascita di Stefano Sensi nell’Anorthosis di Camoranesi, l’intervista

Stefano Sensi ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha raccontato gli ultimi travagliati anni della sua carriera, svelando alcuni retroscena del suo approdo a Cipro nell’Anorthosis allenato da Camoranesi.

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L’intervista di Stefano Sensi e la rinascita a Cipro con l’Anorthosis

Strano incrocio quello tra Stefano Sensi e Mauro German Camoranesi. L’ex calciatore italo-argentino, oggi allenatore dell’Anorthosis, ha voluto personalmente Sensi che era rimasto senza squadra alla fine della scorsa stagione. Sole 14 presenze col Monza nella stagione 2024-2025, ancora per problemi muscolari. Nel giudizio dei club di Serie A e Serie B che avrebbero potuto tesserarlo ha pesato non certo la valutazione tecnica del calciatore, fuori discussione, ma quella sull’affidabilità. La carriera di Sensi è sembrata sin da subito avere gli stigmi del predestinato, ma è stata di fatto tranciata a metà dagli enormi problemi fisici avuti. Il centrocampista ex-Inter, Monza e Sassuolo ha rilasciato un’intervista a  La Gazzetta dello Sport in cui ha parlato del suo trasferimento a Cipro e della “rinascita” calcistica che sta vivendo, non nascondendo di aver pensato al ritiro.

Sensi sulla stagione all’Anorthosis

“Sto bene e mi diverto, ne avevo veramente bisogno. Gioco 90 minuti a partita, fisicamente sono al top e ho fatto amicizia con tanti ciprioti. E poi il pubblico è caldissimo, mentre l’allenatore è… Camoranesi. È arrivato qui a stagione in corso. Non lo conoscevo: ho scoperto una bella persona e un grande tecnico. Dopo mesi trascorsi parlando soltanto in inglese, grazie a lui ho rispolverato l’italiano”. 

Sensi sulla nostalgia dell’Italia

“Se mi manca l’Italia? In questo momento no, sto facendo esattamente l’esperienza che desideravo. Mi trovo bene perché vivo a Larnaca, la città più tranquilla dell’isola. Sono un tipo tranquillo, non sento il bisogno di fare festa. Certo, arrivare qui dopo sette anni a Milano è stato strano”. 

Sensi sull’arrivo all’Inter

“L’Inter per me è un ricordo bellissimo, un traguardo che mi ha reso orgoglioso. Penso ancora al giorno in cui mi comprarono: ero in vacanza a Formentera e il mio procuratore, a sorpresa, mi telefonò per farmi parlare con Ausilio. Le gambe mi tremavano e già sapevo che nel mio paesino tutti sarebbero stati fieri di me”. 

Sensi ricorda i momenti più alti della sua carriera

“Il primo mese è stato incredibile, ma lì per lì non capivo cosa stesse accadendo. Vai al campo, giochi, scherzi coi compagni, torni a casa e ti dedichi alla famiglia: il tempo vola. Se ripenso a come giocai in Champions contro il Barcellona, però, mi vengono i brividi. Sono cresciuto guardando Xavi e Iniesta, ho dato spettacolo nel loro Camp Nou. È stato il momento più bello della mia carriera. Da lì iniziarono a seguirmi Barcellona e City? Se certe squadre ti seguono è perché hanno visto in te qualcosa di importante. Poi è successo quello che è successo e va bene, non ci posso fare nulla. Dove sarei oggi senza infortuni? È difficile da dire, sono successe tante cose. Magari al Barcellona o al Manchester City, oppure ancora all’Inter”.

Sensi sul ritiro

“Il primo infortunio poco dopo quella gara. Giocavamo contro la Juve, mi feci male all’adduttore. Sembrava un infortunio come gli altri, in effetti era così. Però subito dopo ho avuto un altro problema, poi un altro e un altro ancora. Una situazione surreale, proseguita per un anno e mezzo. È così che i brutti pensieri prendono il sopravvento. Se ho pensato di smettere? Sì, ma mia moglie mi ha convinto ad andare avanti e a non gettare la spugna. Tornassi indietro, avrei cercato subito un mental coach: tre anni fa ne ho trovato uno e oggi non posso farne a meno. Pensateci: ti fai male svariate volte, torni ad allenarti e hai sempre paura di un nuovo infortunio. Oppure succede il contrario, spingi troppo perché vuoi tornare al top e magari rimedi uno strappo. Serve il giusto equilibrio. I mental coach sono importanti, però i calciatori devono abituarsi a fidarsi di loro”.

La rinascita di Stefano Sensi nell’Anorthosis di Camoranesi, l’intervista