Pagotto choc: “In un anno ho speso 350 milioni, non ho più nulla”
Angelo Pagotto, ex estremo difensore di Napoli, Sampdoria e Milan, si è raccontato a cuore aperto in una lunga intervista concessa a Fanpage durante la quale non ha mancato di commentare i momenti più bui della sua carriera, il caso doping, le spese folli, ma anche la rinascita da allenatore dei portieri. Ecco le sue parole.
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Le parole di Pagotto nell’intervista sulla sua carriera
“A Napoli l’ambientamento è stato traumatico. Ricordo lo shock appena atterrato, nel percorso tra l’aeroporto e Soccavo. Tutti che suonavano, a Napoli schiacciano il clacson per ogni cosa e io non ero abituato. Alla fine, però, mi sono ambientato benissimo e ad un certo punto mi chiamavano lo “scugnizzo del Nord”. E’ stato un momento fondamentale della mia vita e della mia carriera, che ricordo con grande piacere. Io ero un ragazzino e nel Napoli dei grandi c’era Maradona. Mi ricordo che stavo le ore a guardarlo. Era come se avesse l’aureola. Quando arrivava in campo era come se scendesse un Santo dal cielo, avevi proprio quella sensazione lì”.
Sul Milan
“Se ti vuole il Milan di Berlusconi, Baresi, Maldini, etc etc, come fai a rifiutare? Alla Sampdoria stavo benissimo, però l’occasione era troppo importante. Con il senno di poi, non avrei mai dovuto lasciare Genova, ma così è troppo facile. Non era uno dei Milan della storia, diciamo così. C’erano ancora Baresi, Tassotti, Costacurta, Maldini e tanti altri senatori, ma alcuni di loro erano nella fase calante della loro carriera. E, poi, c’era qualche giovane che provava a farsi spazio, non senza qualche difficoltà. Tuttavia, quell’annata è stata piuttosto complicata”.
Sulle spese folli a Milano
“Avevo tanto tempo libero, tante disponibilità e il mix di queste due cose era devastante. In quell’anno credo di aver speso 350 milioni delle vecchie lire e ancora non mi spiego come possa avere fatto. Ricordo una volta che sono andato a fare shopping. Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire. In quel periodo – sbagliando – ti sentivi onnipotente. Io, poi, venivo da una situazione famigliare non semplice: papà l’ho perso molto giovane, mia mamma era lontana e sono sempre cresciuto da solo. Gestirsi non era facile. Nella mia carriera, non ho guadagnato tanto, perché le cifre non erano quelle di oggi e, poi, nel momento in cui dovevo capitalizzare, sono arrivate le squalifiche. In tutta la mia vita avrò incassato un milione di euro. E non mi è rimasto nulla”.
Sulle squalifiche
“Nel primo caso, il processo penale ha confermato lo scambio di provette, anche se poi non si è trovata “la pistola fumante”. Nel secondo, ho fatto una cazzata io e non mi sono mai nascosto, ma la radiazione (poi ridotta a otto anni di squalifica, n.d.r.), è stata una mazzata. Ho vissuto momenti difficili, ho perso la famiglia e ho ricominciato da capo. Ho fatto il cameriere, il cuoco, il magazziniere. Ho cercato di sopravvivere, ma non mi sono mai dato per vinto. Ero sicuro di riuscire ad uscirne”.
di Roberto Scicolone
