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Gli strascichi dei Mondiali 2026: la guerra delle petizioni

I Mondiali 2026 si sono chiusi da quasi una settimana con il trionfo spagnolo eppure, nonostante tutto, gli strascichi legati alla finale continuano a trascinarsi: l’ultimo capitolo della kermesse mondiale riguarda i vicecampioni argentini, protagonisti di ben due petizioni opposte perché se da una parte i tifosi dell’albiceleste chiedono di rigiocare la finale perché si ritengono sfavoriti dall’arbitro, dall’altra milioni di tifosi hanno l’idea contraria e stanno raccogliendo firme perchè l’Argentina, che ha subito a loro avviso troppi aiutini, sia esclusa dalle prossime edizioni del più importante tra i tornei di calcio. Nessuna delle due petizioni sembra avere qualche possibilità di successo.

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Dopo la conclusione dei Mondiali 2026, ci sono due petizioni che riguardano l’Argentina

La prima delle due petizioni parte dalle posizioni di chi sostiene che la FIFA abbia voluto agevolare Messi e i suoi compagni, dando loro alcuni aiutini che avrebbero permesso loro di accedere agevolmente alla finale risolvendo situazioni dubbie a dei sudamericani. La raccolta firme chiede che, sulla base di questo trattamento di favore, la seleccion sia perennemente esclusa dai prossimi Mondiali. E possibilmente anche da tutti quelli che seguiranno. Non si capisce il nesso tra i presunti favori arbitrali e la perenne squalifica di una delle Nazionali migliori al mondo dal torneo, ma tant’è: le firme raccolte sono già circa 23 milioni.

Una petizione di tono e obiettivi opposti, sottoscritta da Gisela Sanchez, tifosa argentina, contesta invece l’operato dell’arbitro Slavko Vincic, chiedendo alla FIFA di annullare e far rigiocare la finale. Nell’impossibilità di rigiocarla, la tifosa e i 900mila firmatari sarebbero disposti ad accettare anche una revisione della gara. A sostenere chi ha apposto il suo autografo c’è anche il presidente argentino Javier Milei, il quale ha voluto rispondere sui suoi social a chi contesta ai calciatori biancocelesti di non saper perdere. A detta dell’inquilino della Casa Rosada, si tratta solo di becera invidia per un popolo bravo quasi in tutto.

A onor del vero, la petizione non presenta alcuna prova concreta a sostegno di presunti errori tali da giustificare un’eventuale annullamento della partita. In aggiunta, mai nella storia campagne popolari di questo tipo hanno sortito alcun effetto legale, o sportivo, sulle decisioni della FIFA.

di Mattia Mezzetti

Gli strascichi dei Mondiali 2026: la guerra delle petizioni

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