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Caso Bergamini, è arrivata la sentenza di primo grado: l’ex fidanzata condannata a 16 anni

CASO DENIS BERGAMINI SENTENZA – Era il 18 novembre del 1989 quando Donato detto “Denis” Bergamini, calciatore all’epoca in forza al Cosenza, trovava la morte presso il comune di Roseto Capo Spulico. Per più di 30 anni si è ipotizzata l’ipotesi del suicidio, tesi mai accolta dai familiari, dagli amici e dai compagni di squadra. Ora, dopo un lungo trentennio di ricerca e di indagini, la magistratura si è espressa sulla vicenda: Bergamini è stato ucciso.

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La ricostruzione della storia

Ricostruiamo sinteticamente i fatti: nell’autunno del 1989, il corpo del calciatore viene rinvenuto presso la strada statale 106 Jonica in prossimità del comune di Roseto Capo Spulico. Secondo le prime testimonianze (tra le quali si ricordano quelle dell’allora fidanzata Isabella Internò), il giocatore ferrarese (nato il 18 settembre 1962) si sarebbe gettato sotto le ruote di un mezzo pesante venendo trascinato per circa 60 metri. L’indagine venne così archiviata come suicidio. Questa soluzione lasciò perplessi molti addetti ai lavori, familiari, amici e compagni di squadra. Ad screditare la tesi del suicidio fu anche il fatto che il corpo, una volta rinvenuto, non presentava ferite compatibili con la dinamica. In più, vista la forte pioggia battente di quel giorno e le relative pozzanghere, sembrò inverosimile che il cadavere non presentasse macchie di fango o elementi simili. Tra le varie ipotesi formulate dai conoscenti, in particolare dall’amico Carlo Petrini, si suppose come la responsabilità della morte fosse da attribuirsi alla malavita locale, intenzionata a truccare il risultato di alcune partite: lo sfortunato calciatore, rifiutatosi, avrebbe così firmato la propria condanna a morte. Questa versione non ha mai trovato prove a sostegno della tesi e, di conseguenza, non venne più presa in considerazione.

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Nel giugno 2011, la procura di Castrovillari riapre il caso vista la presenza di nuove prove e, dopo qualche mese (febbraio 2012), il RIS di Messina depositano presso la stessa procura una perizia che evidenzia come, a causa delle condizioni eccessivamente intatte del cadavere, dei vestiti e dei beni ritrovati sullo stesso al momento del fatto, il calciatore doveva essere già morto al momento dello scontro con il mezzo pesante. Nel maggio 2017 vengono ufficialmente riaperte le indagini per la seconda volta e viene contestualmente disposta la riesumazione della salma per effettuare l’autopsia. L’esito dell’esame autoptico è perentorio: Bergamini è morto a causa di uno strangolamento con una sciarpa o un altro materiale tessile e poi gettato sotto il camion per inscenare il suicidio.

Il processo e la sentenza

L’esito dell’autopsia ha così irrimediabilmente evidenziato come il calciatore ferrarese fosse stato ucciso, ragion per cui quattro anni dopo ha ufficialmente inizio il processo. Ad essere imputata con l’accusa di concorso in omicidio premeditato aggravato dai futili motivi è l’ex fidanzata Isabella Internò, la quale – secondo la tesi dell’accusa – si sarebbe voluta vendicare del rifiuto di Bergamini di convolare a nozze. Nel corso del processo, l’imputata si è sempre professata innocente, continuando ad asserire come, il giorno del fatto, il calciatore si fosse suicidato davanti ai propri occhi a seguito di un alterco tra i due. Dopo circa tre anni di udienze, nelle scorse ore è arrivata la sentenza di primo grado da parte della Corte d’Assise di Cosenza: 16 anni di reclusione per l’imputata a fronte dei 23 chiesti dalla pubblica accusa. I collaboratori della donna, riporta Il Corriere della Sera, sono tuttora ignoti. Internò rimarrà in stato di liberà fino alla pronuncia della sentenza definitiva.

Caso Bergamini, è arrivata la sentenza di primo grado: l’ex fidanzata condannata a 16 anni

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