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Dopo 114 anni il Brescia è fallito: la sindaca tenta il tutto per tutto

Una storia lunga 114 anni. La storia di una provinciale di rilievo, mai marginale, sempre in primo piano nella storia calcistica di questo paese. Fa impressione pronunciare questa frase, ma il Brescia è fallito. Cellino ha condotto nel baratro il club lombardo e dalla salvezza conquistata sul campo in Serie B, ora si apre il baratro della Serie D. La sindaca tenta il tutto per tutto, l’ultimo salvataggio, un tentativo disperato per non far scomparire il calcio a Brescia.

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Il Brescia fallisce dopo 114 anni di storia: la sindaca prova l’ultimo salvataggio

La storia del Brescia, dopo 114 anni, termina nel peggiore dei modi. Un finale amaro, amarissimo, che nessuno si aspettava e che nessuno si poteva immaginare in queste modalità. Salvo dietrofront al momento assai improbabili, Cellino non pagherà gli stipendi, non rispetterà la scadenza del pagamento degli emolumenti ai dipendenti e dei relativi contribuiti necessari all’iscrizione al prossimo campionato. La somma complessiva ammonta a 3 milioni di euro, per un debito complessivo di 9 milioni. L’agenzia delle Entrate ha proposto la rateizzazione del debito, nulla di insostenibile per un imprenditore esperto e ricco come Cellino, ma il patron delle Rondinelle non ne vuole più sapere.

Non attende più eventuali compratori, non osserva più il divenire degli eventi, il patron Cellino sembra convinto della linea presa e non vuole tornare più indietro. Forse una ripicca, forse una risposta sconsiderata ed estrema alle critiche ricevute dalla piazza, forse una contestazione verso le decisioni della Federazione che hanno mandato ai play-out la Sampdoria, fatto sta che con uno schiocco di dita la storia del Brescia andrà in frantumi. Sono 114 anni che le Rondinelle esistono come club calcistico, più di un secolo di vicende di campo vissute sempre nel solco antico del protagonismo lombardo.

Il Brescia aveva vissuto l’epoca leggendaria delle quattro salvezze storiche in Serie A. Mazzone in panchina, in rosa fuoriclasse come Baggio, Pirlo, Guardiola e Toni. Bomber come Hubner e Caracciolo, geni del pallone come Hagi o, in tempi più recenti, talenti assoluti come Tonali. La corsa sotto la curva nel derby contro l’Atalanta del tecnico romano, i sogni di gloria, la massima serie conquistata e difesa, uno status ritrovato e ora irrimediabilmente perduto.

Lo storico di Cellino da presidente del Brescia

C’è la valorizzazione di Tonali e la promozione ottenuta nel 2019, di questo gliene va dato atto a Cellino, ma poi più nulla. Due retrocessioni in Serie C, una sul campo e una a tavolino per irregolarità nei pagamenti. Paradossale il ricorso alla Corte Federale d’Appello, il Brescia ci arriverebbe da agonizzante e con un destino già scritto tra i dilettanti.

A staccare la spina ci ha pensato proprio il suo presidente, quel Massimo Cellino istrione e provocatore, carattere spigoloso e di assai difficile decifrazione. La città è incredula, spaesata, attonita, stordita, frastornata, disorientata, impaurita ma allo stesso tempo piena di orgoglio e fierezza. Il calcio fa da controcanto amaro ai successi cittadini negli altri sport: seconda nella pallanuoto con l’An Brescia e in finale scudetto nel basket con la Germani. Il futuro del pallone, ora, è tutto da (ri)scrivere. Una pagina nuova, ripartendo dal basso.

La nota del comune: la sindaca ci prova

Alla luce delle informazioni attualmente disponibili, le trattative tra la proprietà e potenziali investitori, nelle quali l’Amministrazione comunale non poteva avere un ruolo attivo, sembrano irrimediabilmente in stallo. Quindi, in assenza di segnali che facciano presagire il rispetto degli adempimenti richiesti, il Comune ha deciso di intervenire per provare a tutelare la continuità del calcio a Brescia e il valore sportivo, sociale e identitario che esso rappresenta. Nel caso in cui il Brescia Calcio non dovesse ottenere la licenza per la prossima stagione, verrà formalizzata una comunicazione ufficiale da parte degli organi competenti, peraltro non prima del 26 giugno, che ne attesterà l’esclusione dal campionato.

Senza attendere la scadenza per le inevitabili decisioni degli organi federali, l’Amministrazione comunale si è messa subito al lavoro come facilitatore istituzionale in questa fase esplorativa, con la volontà di tutelare gli interessi della comunità sportiva bresciana e si è resa disponibile a sostenere, con gli strumenti che le sono propri, un percorso condiviso che salvaguardi l’identità calcistica di Brescia, nella legalità, nella trasparenza e con spirito costruttivo.

A tal fine, intende avviare un’interlocuzione con una (o più di una) società sportiva già esistente, attualmente iscritta al campionato di Serie C, con sede nel territorio provinciale. La sindaca ha già attivato contatti con i rappresentanti di FeralpiSalò, Lumezzane e Ospitaletto – rispettivamente Giuseppe Pasini, Lodovico Camozzi e Giuseppe Taini – per sondare la disponibilità ad avviare un tavolo di confronto con il Comune”.

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di Claudio Troilo

Dopo 114 anni il Brescia è fallito: la sindaca tenta il tutto per tutto