Buffon: “Sono uno dei pochi italiani che si prende la responsabilità”
Gigi Buffon ha rilasciato una lunga intervista al podcast di Ivan Zazzaroni Tutto in piazza, toccando tantissimi argomenti, fra Juventus e Nazionale.
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Le parole di Gigi Buffon sull’esperienza in Nazionale
“Ognuno di noi attraversa dei momenti in cui si prova un certo disagio a fare quello che ha sempre fatto in maniera naturale. Ma gli errori servono a crescere se sei tu che paghi in prima persona e ci metti la faccia. Io ne ho fatti moltissimi ma mi sono sempre perdonato.
Dopo l’eliminazione contro la Bosnia ho scelto di andare via e ne sono uscito benissimo perché sono uno dei pochi italiani che si prende la responsabilità e si toglie dai coglioni, mentre invece tanti altri vogliono sempre tornare. Gattuso? o ho spinto per averlo come ct e lo farei ancora adesso, era l’uomo giusto per il momento che stavamo attraversando. Non è un rigore sbagliato a cambiare la mia idea”.
Buffon sul Como.
“Posso dire una cosa sul Como? Sento tanti che, in maniera anche inconsapevole e bonaria, lo stanno candidando a papabile vincitrice dello scudetto. Io credo che se il Como dovesse migliorare l’anno scorso e arrivare terzo, avrebbero fatto un miracolo. Dovesse arrivare quarto, avrebbero fatto un grandissimo lavoro, quinto o sesto avrebbero fatto un buon lavoro. Soprattutto perché c’è la Champions.
Fabregas non ha fatto il pompiere, ha giocato ad altissimo livello: dover giocare eventi importanti come la Champions, per giocatori che non hanno abitudine a giocare ogni tre giorni, sarà dura. Se Fabregas arriva terzo è un fenomeno”.
Buffon sulla Juventus.
“C’è stato un solo momento nel quale non mi sentivo più dentro al progetto Juve e in parte è stata colpa mia, sono fatto alla mia maniera, sono una complicata persona semplice e bisogna sapermi prendere. Non facevo mai pesare il mio status però non volevo che qualcuno se ne approfittasse perché quello mi fa andare in bestia. Era il 2010-2011, dopo il mio infortunio alla schiena.
Cambiarono tante cose, arrivò Marotta, Paratici, Agnelli. Io ero fuori per infortunio per 6 mesi, mi sono sentito quasi come un peso. Siccome sono un animaletto, e percepivo certe situazioni, so di aver dato tantissimo alla Juve e avrei potuto spadroneggiare ovunque e non l’ho mai fatto, allora mi sembrava un qualcosa di non corretto e mi sono chiuso a riccio, non era il modo giusto di prendermi”.
Buffon svela un retroscena del periodo in bianconero.
“Sono una persona ragionevole con chi è chiaro e trasparente e portano un certo dialogo sulle basi di una logica, se manca quello divento irragionevole. C’è stato un periodo in cui io dovevo recuperare dall’infortunio ma non andavo più al campo, loro mi chiamavano per informarsi ma non rispondevo, ho fatto 3-4 mesi che ho mollato tutti. Mi ricordo che andai a parlare con Agnelli, conobbi per la prima volta Paratici e Marotta e devo dire che hanno avuto un atteggiamento giusto e consono.
In quel momento mi volevano Roma e Arsenal, io ci avevo pensato. Dicevo: ‘Se qui pensano che io possa diventare un problema’, questo discorso se lo fanno loro potevo farlo anche io, avevo 32 anni, non ero così vecchio”.
di Marco Fabio Ceccatelli
