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Ultras, sei mesi dopo, di nuovo: sabato rovente a Genova. Non tifo, ma delinquenza

Sei mesi fa i fatti, che riportiamo nell’articolo originale, a sottolineare quanto poco sia cambiato da allora, prima di Genoa-Atalanta. Per Genoa-Inter, Serie A 2025 2026, scene simili intorno al Ferraris. La fotografia di un calcio che fatica a fare un passo avanti.

Un sabato pomeriggio goliardico che, in pochi minuti, supera la sottile soglia tra sfottò divertente e piacevole e teppismo: questo è quanto accaduto a Genova, in occasione di Genoa Atalanta, quando l’attenzione degli ultras genoani era concentrata sulla retrocessione in C della Sampdoria. Divertenti, ovviamente per chi non è doriano, i cori, gli striscioni, il funerale alla squadra blucerchiata dentro e fuori il Ferraris. Molto meno divertenti e assolutamente da denunciare come atti di delinquenza, i momenti di violenza e tensione fuori dallo stadio e nel corteo verso il centro.

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A un paio d’ore dall’inizio della sfida tra Genoa e Atalanta, ininfluente per entrambe le formazioni e perciò potenzialmente uno spettacolo senza troppi problemi previsti, né in campo né fuori, il tifo organizzato del Genoa è già in festa. Si celebra la retrocessione dei rivali della Sampdoria, scesi nell’inferno della C dopo una stagione travagliata.

Tra bare improvvisate, furgoni che trasportano finti preti che celebrano il funerale, cori e striscioni di scherno, la città si riempie di un clima di divertimento e passione. Terribile per i doriani, certo, ma civile e anche piacevole, all’interno di quegli sfottò che fanno bene al calcio.

Poi, già fuori dallo stadio, in Piazzale Ferraris, i primi problemi. Una discussione tra tifosi prende una brutta piega: partono i pugni, i colpi di asta di bandiera, le minacce a reporter, stampa e curiosi che riprendono la scena con il cellulare. Sangue, grida, qualche minuto di tafferuglio non grave, ma decisamente spiacevole. In un contesto in cui allo stadio stavano arrivando tante famiglie, tanti bambini, tanti genoani.

Scena brutta, ma rientrata in fretta. La paura di apparire in video, il possibile intervento della polizia, la vicinanza temporale della partita: tutto aiuta a far rientrare una schermaglia che, bisogna dirlo, non coinvolge più di una decina di persone.

Dentro lo stadio il match procede senza problemi: coreografia, cori e canti. Tutto rigorosamente anti-sampdoriano. Ma va bene così.

Il fattaccio avviene nel post, con il corteo degli ultras del Genoa che parte verso il centro della città. Durante il funerale della defunta Sampdoria, che crolla in Lega Pro. Proprio durante questo corteo tornano la prepotenza e le minacce, che costano care all’operatore Sky, di cui non facciamo il nome per privacy, che stava assistendo Massimiliano Nebuloni (storico inviato all’Atalanta) nella trasferta ligure. Telecamera rotta e percosse, che gli causano dolore e tanto spavento.

Non funziona così, in uno Stato civile. O, almeno, non dovrebbe funzionare così. L’aggressione in un luogo pubblico è un reato grave, che nulla ha a che vedere con il calcio, con la mentalità ultras e, ancor di meno, con il tifo.

La redazione di Calcionews.eu, esprimendo la massima vicinanza e solidarietà ai colleghi, non può esimersi dal riportare questi atti di delinquenza, che rovinano lo sport più bello del mondo, in uno degli stadi più belli d’Italia.

Non confondere tifo e delinquenza è il primo atto, che pare non sempre dovuto, per vivere lo sport come quello che dovrebbe essere: la più chiara e pura passione del mondo.

Martino Cardani

Ultras, sei mesi dopo, di nuovo: sabato rovente a Genova. Non tifo, ma delinquenza