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Cinzia Bearzot: “Papà Enzo era granata, da lui ho ereditato una timidezza estrema”

La professoressa universitaria Cinzia, figlia di Enzo Bearzot (ct dell’Italia campione del mondo nel 1982) ha ricordato suo padre in un’intervista al Corriere della Sera. Ecco le sue parole.

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Cinzia Bearzot su suo padre Enzo

“Il calcio mi piace da sempre. Non ho particolari competenze, ma se c’è una bella partita la guardo. Sono interista per la Grande Inter degli anni ’60: anche papà, pur avendo il cuore profondamente granata, aveva molta simpatia per l’Inter. Meno mi riconoscono e più sono contenta, da mio padre ho ereditato una timidezza estrema. Non ho mai sentito la mancanza di un padre, anzi: a volte era anche troppo presente, perché era molto attento, sempre interessato a quello che facevo e a come lo facevo. Era un vero educatore. A me piaceva molto studiare e a scuola ero brava, ma lui era molto intransigente: per un 7 in matematica venne giù il soffitto. Si rifaceva alla parabola dei talenti, che sono da far fruttare, per non offendere il creatore. Era credente, faceva spesso riferimento al Vangelo. Era astemio, perché un’ulcera lo tormentava. Non ho mai visto una bottiglia in casa, solo tanto fumo. La pipa è uno dei miei crucci. Lui fumava tantissimo, come del resto mia madre. Dopo qualche problema ai polmoni gli consigliarono la pipa, ma in realtà non smise con le sigarette. Non c’era nulla da fare”.

Sulle passioni del padre

“Citava spesso un poeta turco: Nazim Hikmet, la poesia era una delle sue numerose passioni. Molti dei suoi libri, come quelli d’arte, li ho regalati all’università, ma alcuni li ho tenuti. E fra questi ci sono quelli di poesia e di letteratura americana. Gli devo molto dal punto di vista culturale: Steinbeck ad esempio l’ho conosciuto attraverso di lui. Bruno Pizzul diceva che papà era un esperto di arte fiamminga, con lui si poteva parlare di tutto. Mi citava sempre “Il piccolo campo” di Caldwell, lo conservo religiosamente”.

Sull’offerta dell’Arsenal

“Dell’offerta dell’Arsenal nel 1978 ne parlava? Sì e anche di altre. Ma lui era del tutto indifferente al denaro, faceva solo quello che si sentiva di fare. E diceva anche di non reggere lo stress della partita settimanale. Fu tentato dalla politica? Aveva avuto delle proposte, ma non aveva accettato. Per la sua assoluta incapacità di scendere a compromessi”.

Su Paolo Rossi

“Paolo Rossi era in un momento molto difficile, umano e atletico, ma la volontà di papà nel recuperarlo è stata tenace. Con altri, che avevano trasgredito le regole del ritiro, non tornò mai sui suoi passi: aveva capito di non potersi fidare. E io gli dicevo che era un po’ troppo intransigente. Tanti suoi calciatori hanno detto che per loro era come un padre, mi ha fatto molto piacere: significa che nel lavoro era come a casa. Con Dino Zoff si dava del lei in pubblico, la trovai una cosa profondamente commovente”.

Sulla malattia

“La malattia fino a un certo punto l’ha vissuta con una certa volontà di combattere. Negli ultimi mesi ci fu l’incontro con Paolo Rossi in montagna. E mentre parlavano, mio padre gli disse “Stavolta siamo al dunque”. Lui lo chiamava il redde rationem, con consapevolezza”.

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