Crisi Italia: Malagò l’uomo giusto?
L’Italia del pallone è nel pallone: gioco di parole doveroso dopo la sconfitta in Bosnia e la presa di posizione di Gravina, che non sembra volersi dimettere ma che, seguendo le richieste di gran parte del calcio italiano, potrebbe lasciare e venire sostituito da Malagò. Le ultime.
Italia , via Gravina , arriva Malagò ?
“Diciamo sempre che si gioca troppo e distrugge i nostri calciatori.
Oggi si continua a voler essere 20 squadre, ma se tornassimo a 16 squadre, se abolissimo le Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, li risparmieremmo.
Sono un patrimonio da noi pagato e avremmo anche il tempo per poter far allenare la Nazionale”.
Parole durissime del patron del Napoli, De Laurentiis, che aprono la crisi del calcio italiano. Che ha continuato, ancora più duramente.
“Da dieci anni mi viene solo da sorridere perché a Napoli abbiamo una bellissima espressione: ‘a pazziell mman e criatur’ (il giocattolo in mano ai bambini, ndr). Bisognerebbe cominciare a riflettere sul fatto che io da anni accuso che nel calcio italiano tutto è dormiente e che nulla si sposta, tutti vivacchiano. Io non sono uno a cui piace vivacchiare. Il mondo dello sport, dove c’è di mezzo anche lo Stato, è stato foriero di grandi successi e ne abbiamo avuto riscontro alle Olimpiadi invernali e alle scorse Olimpiadi estive.
Malagò ha lavorato molto bene ma nel calcio bisogna resettare e non avere paura e vergogna di ripartire da zero. Io mi sono stancato di dover mettere a disposizione i miei giocatori: sono a disposizione se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo e se mi fai un’assicurazione totale del suo valore in caso di infortunio per il periodo in cui non può giocare. Questo deve essere chiarissimo: non possiamo sempre giocare con i soldi degli altri”.
Malagò, dunque, potrebbe essere un’ipotesi per commissariare il nostro calcio malato ma, probabilmente e anche secondo De Laurentiis, il movimento sembrerebbe aver bisogno di una vera e propria rivoluzione, un colpo di spugna che cancelli anni di fatiche e insuccessi.
Vedremo quello che succederà, con l’Italia che, ancora una volta, dovrà guardare gli altri dal divano.
