Milan, la quasi rifondazione di Cardinale suscita perplessità
Doveva essere l’estate della grande rifondazione, dei nomi forti e delle figure esterne chiamate a ridisegnare il futuro rossonero, ma il “nuovo” Milan di Gerry Cardinale sembra prendere una strada diversa: riorganizzazione interna, Hendrik Almstadt e Bobby Gardiner alla guida del mercato.
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Almstadt e Gardiner alla guida del “nuovo” Milan
Il Milan di Cardinale riparte da un sostanziale riassetto delle sue figure interne, senza stravolgimenti e senza ricorrere a figure esterne. Una scelta che sorprende, divide e apre una fase decisiva per il progetto RedBird. Il rifiuto di Rangnick è stata probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha fatto optare per la soluzione interna.
Il nuovo assetto non prevede un unico uomo forte al comando dell’area sportiva, ma una struttura più articolata, con responsabilità distribuite tra più figure. Al centro ci saranno Cardinale, il nuovo allenatore Ruben Amorim e Massimo Calvelli, chiamato a fare da ponte tra la dimensione aziendale e quella tecnica. È un modello lontano dalla tradizione italiana, più vicino a certe organizzazioni europee in cui dati, sostenibilità economica e programmazione sportiva viaggiano insieme.
Per quanto riguarda il mercato, la gestione delle trattative sarà affidata a Hendrik Almstadt. Figura già presente nell’organico del Milan – fu portato dentro da Gazidis – l’esperto di dati, laureato alla London School of Economics, vanta una sola esperienza da dirigente sportivo con l’Aston Villa. Era la stagione 2015-2016, i Villains chiusero il campionato in ultima posizione. Lo sgomento è comprensibile. Al suo fianco ci sarà Bobby Gardiner, con un ruolo legato all’analisi e all’individuazione dei profili più adatti.
Riorganizzazione che suscita qualche perplessità anche tra gli addetti ai lavori, considerando che il nome di Almstadt era diventato tema di discussione quando Zvonimir Boban lo aveva definito “uno che non ne capisce di calcio”. In occasione di quell’intervista condotta da Andrea Longoni, Boban manifestò grande disappunto: il tedesco rappresentava una figura che avrebbe potuto interferire nelle trattative portate avanti insieme a Maldini.
di Giovanni Benedettini
