Taarabt: “Amorim? Lo paragono a Gasperini”
Alla vigilia della sfida di Europa League fra Milan e Benfica, il trequartista marocchino Adel Taarabt, doppio ex della partita, ha concesso una lunga intervista ai taccuini della Gazzetta dello Sport. L’ex fantasista, che con le sue magie faceva divertire i tifosi, ha parlato della partita di stasera e del suo passato.
LEGGI ANCHE: Cambia la guida del Bologna: via Tedesco, ufficiale Palladino
Le parole di Taarabt nell’intervista su Milan Benfica
“Conosco Amorim dai tempi del Benfica, anche se non abbiamo mai giocato insieme. È un allenatore top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Prima che firmasse con il Milan, avevo sentito anche la voce di un possibile ritorno al Benfica. Prima o poi, secondo me, lo allenerà. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo”.
Sul Benfica
“Il Benfica è cambiato tanto negli anni, anche a livello societario. Rui Costa, da presidente, ha vinto un solo campionato. I tifosi vogliono soprattutto quello, mentre l’Europa passa un po’ in secondo piano. Serve soprattutto a far crescere i giocatori e poi rivenderli a buon prezzo. Quando ero al Benfica ho capito una cosa: a loro piace giocare rischiando. Palleggiano, impostano da dietro e sanno di poter sbagliare senza essere subito criticati. Fa parte del gioco. In Italia è molto diverso: ti criticano al primo errore.”
Sui numeri in allenamento
“Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo…”.
Sulla vita fuori dal campo
“Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente”.
Sulle liti al Milan
“Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda. Abate Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria”.
di Roberto Scicolone
