Torino, a Superga va in scena l’orgoglio granata: assente Cairo
A Superga, come ogni anno, si è rinnovato il rito. Il Grande Torino degli Invincibili, a 76 anni dalla tragedia, è stato ricordato da una fiumana interminabile di cuori granata. La distesa era monocolore, a tinte unite e uniche, il corteo che ha attraversato la città conteneva dalle 20 alle 25mila persone tutte legate dal senso di appartenenza e adesione emotiva, quasi istintiva, a una storia collettiva. Ma è andata in scena anche la contestazione al presidente Cairo, per l’occasione assente alla cerimonia.
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A Superga per ricordare il Torino degli Invincibili
Il rito si è rinnovato. La catarsi è stata collettiva, tutti a Superga per ricordare una delle più grandi formazioni nella storia del calcio. Il 4 maggio 1949 il Grande Torino si consegnò alla storia, alla leggenda di questo sport. Gli eroi son tutti giovani e belli, cantava Guccini, ma gli eroi sono anche protagonisti di storie incompiute e incomplete, avversate dalla sorte e chiuse prima del tempo; gli invincibili sono stati questo, una parentesi di eterno.
E così a Superga capitan Zapata, come sempre accade per chi porta la fascia del Torino, ha letto uno a uno i nomi di tutti i calciatori e gli accompagnatori del Grande Torino. Fino a scandire quel “Valentino Mazzola” come termine ultimo di un undici leggendario. Il silenzio ha fatto da contorno, il raccoglimento che si è avvertito era la risultante di una disposizione d’animo che rispondeva alla definizione di orgoglio granata. La sofferenza, il dolore per quello che poteva essere e non è stato, la marginalità nel contemporaneo, l’avversione al potere costituito e la forza delle idee opposta a quella dei soldi.
A Superga sono riecheggiati i nomi di chi non ha mai dismesso la maglia granata. Per citare Giovanni Arpino, il Torino è un dialetto, è un gergo, è la risposta locale e radicata all’universalismo della Juventus, all’esperanto calcistico che esprime. Lì, sulla collina di Superga, si è celebrata la squadra che ha vinto il mondo e a vent’anni è morta: ancora una volta.
Assente il presidente Cairo
Il presidente Cairo ha deciso di non presenziare al ricordo dei 76 anni dalla strage di Superga. Molto laicamente, verrebbe da dire che il patron granata ha fatto più che bene a non presentarsi. Non lo ha fatto né al cimitero Monumentale né al cospetto della lapide che a Superga ricorda i Caduti del 4 maggio 1949, dove si era recato in visita privata accompagnato dal figlio Federico nel corso della mattina. Più che per ragioni di ordine pubblico, il problema sarebbe stato l’imbarazzo per un momento non vissuto autenticamente, il disagio di condividere con chi non ti corrisponde l’intimità di un ricordo.
Le contestazioni ci sono state, lungo tutto il percorso che lo sterminato corteo granata ha fatto. Cori, cartelli e slogan per chiedere a Cairo di farsi da parte, cedere il passo a una nuova proprietà con altri obiettivi. La marcia di ieri, iniziata di fronte al bar Norman lì dove il club venne fondato e terminata dopo ore in cima al colle fatale di Superga, è stata un qualcosa di straordinario per almeno due motivi. Il primo: la foltissima partecipazione. Sono stati infatti circa 25mila i presenti, sia per ricordare gli Invincibili che per dire No a questa versione del Torino, per chiedere la destituzione del presidente e lo stravolgimento del progetto.
La seconda, non meno importante, riguarda le diverse biografie che componevano la marcia. Signori con i capelli bianchi affianco a bambini e ragazzi giovanissimi, animati dalla stesso amore e passione per il Torino. Una tradizione che si rinsalda di padre in figlio per evitare quella che rappresenterebbe la vera tragedia: non morire, ma dimenticare. Fin quando resterà anche solo un granata a baluardo della storia del Torino, tutto questo non succederà.
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di Claudio Troilo
