Sarri, la conferenza: “Juve determinata a prendermi, trattativa durata non oltre un mese”

SARRI CONFERENZA STAMPA – Oggi per Sarri è il momento della prima uscita pubblica come uomo della Juventus. Alle 11:00, nella Sala Gianni e Umberto Agnelli, si terrà la conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico della Vecchia Signora.

11.02 – Arriva Maurizio Sarri, in abito Juventus. Accanto a lui il direttore alla comunicazione Claudio Albanese e Fabio Paratici.

Paratici: “Maurizio Sarri è il nostro nuovo tecnico con cui abbiamo sottoscritto un contratto triennale, siamo felici di averlo qui e adesso lasciamo la parola a lui”.

VINCERE BENE – “No, come prima conta vincere. Siamo qui per questo. Non c’è una ricetta su come vincere o perdere, se ci fosse l’inventore sarebbe ricchissimo. La scelta non è per questo, abbiamo fatto una scelta pensando che la spinta propulsiva data dall’alchimia che si era creata tra allenatore, squadra, società e tifosi potesse affievolirsi un po’ e quindi abbiamo deciso di prendere questa decisione. Non è stato un motivo dettato né dal gioco né dai risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.

LA CONFERENZA DI SARRI

Sarri: “Sono contento di essere qui oggi. Sono a disposizione per tutte le vostre domande e curiosità e per darvi le informazioni che vi posso dare”.

TRATTATIVA – “La trattativa non è durata oltre un mese. Sarri era sotto contratto, noi avevamo le idee chiare e colgo l’occasione per ringraziare il Chelsea e Marina. Tra grandi club si devono rispettare tempi e formalità”.

PERCORSO – “Si devono avere le idee chiare sul percorso. Tre anni fa a Napoli ho dato tutto perché sono nato lì e avevo la sensazione potessimo diventare competitivi. Per questo ho dato tutto. Negli ultimi mesi a Napoli non sapevo se andare avanti spinto dall’affetto o smettere. Il Napoli ha poi presentato Acelotti probabilmente per colpa mia che non davo risposte. Avevo un dubbio vero. A quel punto arrivano offerte estere e italiane, prendo in considerazione le prime per non passare direttamente a un’altra squadra italiana. In Premier esperienza bellissima, poi ho sentito il bisogno di tornare in Italia. La Juventus è il coronamento di una carriera lunghissima, difficilissima. Ho rispettato tutti, a iniziare dalla mia professione e il mio percorso”. 

LA SCELTA – “La Juventus è stata determinata nel prendermi, questo mi ha convinto. Mai vista una simile determinazione da parte di tutta la dirigenza. Ho avuto una sensazione forte. L’atteggiamento di determinazione, convinzione e compattezza di tutta la dirigenza mi ha convinto”.

ALLENATORI – ” Cambio di mentalità in Italia? Abbiamo davanti un percorso lungo, purtroppo. Si dovrà partitre dalle strutture, in Inghilterra c’è un altro mondo, il clima è completamente diverso. Il nostro gioco in questo momento fatica, in Inghilterra il risultato non è così importante come qui da noi. Sono felice del fermento che vedo in Serie A, mi sembra un anno stimolante per quel che riguarda gli allenatori. Giampoli è uno dei più grandi talenti, Fonseca è interessantisissimo, stimo De Zerbi, ci sono Conte e Allegri. Ci sono presupposto per vedere qualcosa di nuovo”.

ASPETTATIVE – “Mi aspetto di alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partite. Perché non è dovuto. Se in una società innesca nei giocatori il meccanismo che il risultato è dovuto è una sconfitta certa. La Juventus in Italia ha l’obbligo di mettersi sulle spalle il fardello della favorita, poi se entriamo in un discorso di Champions è chiaro che la Juventus ha l’obbligo di partire con l’obiettivo di vincere, ma con la consapevolezza che a livello europeo ci sono squadre che hanno la stessa forza. Le responsabilità secondo me sono più forti a livello italiano che non europeo. A livello europeo è un sogno, un obiettivo da perseguire in ogni modo, ma con un coefficiente di difficoltà mostruoso”.

MODULO – “Non si parte dal modulo. Si deve capire quali giocatori sono adatti, conoscerli, parlarci e intorno ai giocatori più qualitativi costruire intorno il modulo. Ho fatto il 4-3-3, il 4-2-3-1, il 4-3-2-1. Al Chelsea avevo un 4-3-3 diverso da quello del Napoli, dovevo accompagnare le caratteristiche di Hazard. Parliamo dai giocatori che possono fare la differenza, accompagnamoli e cerchiamo di sfruttarli al meglio. Il modulo sarà una conseguenza”.

TRAGUARDO – “A livello emozionale se avessi avuto tutte le emozioni che mi avete attribuito voi sarei morto di infarti vent’anni fa. Non passo dai dilettanti alla Juventus, è un percorso lungo, quindi è chiaro che mi fa piacere essere qui e mi dà emozioni essere nella squadra più importante d’Italia, ma il percorso è lungo e fatto di passi. Sto arrivando al Chelsea, un grande club, chiaramente con meno storia della Juventu, quindi lo ritengo un ulteriore passo in avanti, ma sono tutti passi fatti gradualmente. L’emozione è forte, ma non è quella di un allenatore appena arrivato dai dilettanti”.

RONALDO – “E’ un escalation anche sotto questo punto di vista. Mi sono trovato ad allenare giocatori forti, poi molto forti nel Chelsea, qui c’è un passo avanti e si va al top mondiale. E’ un’emozione, è un ragazzo che ha quasi tutti i record che si possono avere nel calcio mondiale, mi piacerebbe fargliene battere qualcun altro”.

DOVERE MORALE – “E’ un discorso diverso. Io non dissi al giornalista che lo querelavo per la Juve, ma perché stava dando una notizia priva di fondamento. In quel momento lo era e il discorso non riguardava la Juventus. Allora, io penso che ho vissuto tre anni in cui mi svegliavo la mattina e il mio primo pensiero era quello di sconfiggere la Juventus. La Juve vinceva e noi eravamo l’alternativa più credibile. Il mio dovere morale e professionale era dare l’impossibile per battere la Juventus. Ho dato il 110%, lo rifarei, non ci siamo riusciti, però è chiaro che è un’avversità sportiva. Nel momento in cui finisce, finsice ed è finita. La mia professionalità mi spinge a dare il massimo per la Juventus. Quello che ho fatto, posso averlo fatto con modi sbagliati, penso sia intellettualmente apprezzabile. Se ho un avversario che voglio sconfiggere in tutti i modi lo posso odiare, ma apprezzare”.

TRADITORE – “No, ho qualche messaggio che metterebbe tutto in discussione. Il giocatore che sta in un ambiente fa le dichiarazini per convivere in un ambiente, poi i messaggi personali sono altri e con altri toni. Il resto della domanda ho risposto, ho fatto un percorso al Napoli da cui sono uscito per scelta della società, poi sono andato all’estero e sono tornato in Italia con una società importante che mi ha voluto fortemente. Io penso nella vita di aver rispettato tutti perché per chi ho lavorato ho dato il 110%. E lo farò anche per questi colori, può essere poco, ma di più non posso fare. Penso siano scelte logiche, senza romanzarci tanto sopra. Penso di aver rispettato tutti”.

RONALDO – “I club sono fatti di persone e al primo approccio mi ha colpito il fatto di vederli molto uniti tra di loro, compatti. E questo è importante perché lavori per un club ma il sentimento affettivo che ti porta a fare l’1% in più è il rapporto con le persone. A me sono bastate un paio di cene insieme a loro per capire che sono un gruppo forte per compattezza, determinazione e mentalità e questo mi piace molto. Per quanto riguarda Ronaldo, io ho allenato il giocatore che ha fatto più gol in Serie A, mi piacerebbe averne due. Sarebbe una soddisfazione enorme”.

SCETTICISMO – “Arrivo con scetticismo come dappertutto. Arrivo a Empoli dalla C e sono tutti scettici, arrivo a Napoli da Empoli e sono tutti scettici, arrivo al Chelsea dal Napoli e sono tutti scettici, arrivo alla Juve dal Chelsea e questo potrebbe scatenare meno scettisicmo, ma c’è la storia mia. Ed è giusto che ci sia, come un po’ di rancore. Poi conosco un solo modo per togliere lo scetticismo: vincere e convincere. Andare in campo, fare risultato e divertire, non vedo altre strade sinceramente”.

DYBALA – “Io penso che chi ha le qualità di Dybala o Cristiano può giocare in ogni ruolo. Cambiano le caratteristiche e la squadra si deve adattare alle loro caratteristiche. Io per quanto riguarda il vincere posso dire poco, perché ho vinto poco, o almeno in categorie più basse. Penso che l’obiettivo di diveritrsi in campo non sia antitetico a quello di vincere. Se una squadra in campo si diverte e diverte il pubblico acquista quell’entusiasmo collettivo che spesso è benzina per andare a fare il risultato. Poi non si può pensare che una squadra che si diverte sia  frivola, chiaro che se manchi di applucazione il risultato viene meno. Io ricordo le prime partie che feci con l’Empoli in A una delle domande che mi veniva fatta più spesso era se pensassi di salvarmi giocando un calcio così brillante. Ci siamo salvati con sei giornate di anticipo. Non penso si debba giocare solo in un modo per fare risultato. La storia ci dice che hanno vinto allenatori con caratteritsiche opposte e squadre con filosofie che sono il contrario l’una dell’altra. e’ bene che durante il percorso uno rimanga convinto delle proprie idee, con la consapevolezza che nella propria idea c’è sia la vittoria che la sconfitta. Penso che si possa coniugare. Poi è diffiicle lo so”.

TUTA – “No, volevo andare a prendere il potere e lo scudetto. Era un terreno puramente professionale, ma io in quel momento rappresentavo uno dei popoli che più di tutti amavano la propria squadra e non vincevano da 30 anni. Secondo me in quella stagione non potevamo stare su tre obiettivi, ne abbiamo scelto uno, provando a essere feroci e siamo stati in ballo fino alla fine. Si voleva il potere, lo scudetto, ed eravamo belli convinti. Non ci siamo riusciti, ma è stato un bel viaggio. La tuta? Parlerò con la società, non ne abbiamo parlato. Io preferirei non andare con la divisa sociale, chiaramente fuori dal campo indosserò la divisa sociale, c’è scritto nel contratto, in campo vediamo. L’importante è che a questa età non mi mandino nudo (ride, ndr)”.

ALLENAMENTO – “Cambiano le caratteristiche dei giocatori. Il Napoli era composto da giocatori di squadra, nel modo di pensare, muovevano la palla a velocità superiore. Il Chelsea è fatto da giocatori probabilmente di livello superiore, ma con caratteristiche diverse. Esterni che vogliono l’uno contro uno, non giocare la palla, quindi ti viene un calcio meno fluido, ma comunque altrettanto pericoloso. Il Chelsea aveva una squadra di 8 giocatori che potevano giocare con un tocco e alcuni individualisti che dovevi valorizzare. Alla fine eravamo diventati però una squadra difficilmente battibile. Ripetendo gli stessi allenamenti con gruppi diversi sarebbe da folli, perché si vorrebbero cambiare le caratteristiche dei giocatori, e allora devi andare ad allenare i dilettanti. Incontri giocatori con caratteristiche definite, l’ideologia rimane la stessa, ma poi devi avere la capacità di modellarla sulle caratteristiche di giocatori fatti, importanti, che ti fanno vincere le partite”.

CORI RAZZISTI – “A proposito dei cori razziali non è che cambio idea se cambio società. Penso che in Italia sia ora di smetterla. E’ una manifestazione di un’inferiorità così netta che si respira negli stadi europei che mi sembra ora di dissociarci tutti e dire basta. E’ giusto anche fermare le partite. Lo pensavo a Napoli, che è una delle squadre che subisce un certo tipo di atteggiamento, lo potevo subire di più a Napoli perché sono nato a Napoli, ma la mia idea di fondo rimane la stessa. Basta, è ora di smettera. Per quanto riguarda il resto, non so cosa dirti. Se esco dal San Paolo so che se mi applaudono è una manifestazione d’amore, se mi fischiano è una manifestazione d’amore. Uscirò volendogli bene come prima in un modo o in un altro£.

NAPOLI – “No, ho fatto tutto quello che potevo fare. Per dovere morale, perché stavo rappresentando un popolo che ama la propria squadra e non vinceva da 30 anni, per dovere professionale, perché ho il dovere di tirare fuori il 110% da tutti. In più il coinvolgimento emotivo era forte, c’erano tutte le componenti perché io combattessi con la sciabola in mano per quei colori. Poi la storia è finita, lei sa com’è finita, ho fatto un gesto di rispetto estremo, con la mia condizione familiare, andando via un anno, poi se c’è la possibilità di tornare e questo me lo offre la più grande scoietà italiana io devo rispettare la mia condizione. E l’hanno fatto in un modo che mi ha convinto abbastanza in fretta. Poi se si vuole ricamare sul passato non se ne esce, io faccio il racconto di quello che ho vissuto, senza recitare parti”.

RONALDO – “Ora ne parleremo con Fabio nel pomeriggio per organizzarci. Io volevo parlare con due o tre giocatori per condividere. Nelle imposizioni ci credevo 20-30 anni fa, ora l’età mi insegna che bisogna andare a condividere. Quindi voglio cominciare a capire quello che pensano di sé stessi e delle proprie caratteristiche i singoli giocatori, partendo da quelli più importanti nel senso di più incidenti sulle prestazioni e sui risultati. Sarà un percorso giornale, poi parleremo con Fabio oggi, poi se sarà domani o tra quattro giorni non so dire”.

Paratici: “Sì ci confronteremo oggi. E’ la prima giornata che passiamo insieme e faremo le considerazioni del caso sulla rosa, la campagna acquisti e i colloqui sui singoli giocatori”.

PARATICI – “Il gioco non è stato centrale nel cambiare. Abbiamo scelto Maurizio perché pensiamo che in questo momento sia l’allenatore migliore per la Juventus come lo pensavamo per Allegri e per Conte. Crediamo sia il miglior allenatore possibile, ha mostrato grandi qualità in Premier, in Italia e a livello internazionale e credo sia il più adatto e il migliore per allenare la Juventus”.

DIRIGENTI – “Io ho fatto 30 anni di trattative con le società e penso di aver affinato una sensibilità su quello che ti trasmettono i dirigenti e mi rendo conto di quando davanti a me c’è una persona di grande livello di convinzione e determinazione. Non c’è una frase, ma l’atteggiamento, la disponibilità, la convinzione con cui vengono a cercarti, fare un sacrificio per venire a parlarti. Questo ti trasmette la loro volontà di volerti come allenatore. O io mi sto rincoglionendo o loro sono stati capaci di darmi questa sensazione”.