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Il rapporto Cardinale-Amorim: perché l’esonero è improbabile

Il numero uno di RedBird, Gerry Cardinale, si è speso in prima persona per il tecnico portoghese Ruben Amorim, supportandolo nei fatti e mediaticamente, oltre che con copiosi investimenti per rinforzare la squadra: l’italo-americano decide tutto in prima persona da quest’anno, e un dietro-front equivarrebbe a sconfessare sé stesso e quanto ha fatto quest’estate; ecco perché, a oggi, l’esonero pare impossibile.

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Cardinale e l’eventuale esonero di Amorim: ecco perché appare improbabile

Sebbene la prima scelta, in realtà, fosse Iraola, da quando il dito di Cardinale si è definitivamente fermato sul nome di Amorim, il manager ha deciso che nulla sarebbe stato come prima: l’allenatore avrebbe dovuto essere supportato; protetto e ascoltato, in sede di mercato. Un allenatore finalmente al centro del progetto, e non soltanto un coordinatore tecnico-tattico della rosa come era stato Max Allegri.

Quando Cardinale ha chiarito il cambio di filosofia ha ricevuto consensi trasversali, perché si trattava di modifiche intriganti e desiderate da molti, nell’ambiente. Eppure, nel giro di un paio di mesi è stato subito rimesso tutto in discussione. Ciò crea un problema: per come il numero uno di RedBird ha impostato la gestione dell’area sportiva e dell’allenatore, non è ipotizzabile un nuovo reset a breve. Nemmeno se i risultati continuassero a tardare. Cardinale è legato a doppio filo con Amorim e deve continuare a sostenerlo. Almeno per ora. Se poi i risultati continuassero a latitare, questa situazione non sarebbe più sostenibile e a quel punto, probabilmente, il manager dovrebbe ammettere di aver commesso un errore.

di Mattia Mezzetti

Il rapporto Cardinale-Amorim: perché l’esonero è improbabile

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